Chanel – Una vita da favola

 

Il suo profumo era l’unica cosa che Marilyn Monroe indossava per andare a letto.

 Il suo tailleur è entrato nella storia della moda internazionale.

Il suo primo atelier, quello di Rue Cambon 31 a Parigi, è uno dei luoghi mitici per chi ama l’eleganza. Ma a raccontare chi era veramente Coco Chanel ci ha pensato Alfonso Signorini, direttore di "Chi" e "Tv Sorrisi e Canzoni" e autore di "Troppo fiera, troppo fragile", la vita romanzata di Maria Callas. La storia di Gabrielle Bonheur Chanel (Saumur, 19 agosto 1883 – Parigi, 10 gennaio 1971)  è una storia picaresca e piena di avventure, in cui si impastano genialità, buona sorte, arrivismo, capacità imprenditoriali e passioni assolutamente vietate dalla morale dell’epoca. La storia eccezionale di una delle grandi figure del secolo che è riuscita a lasciare la sua impronta, anzi il suo marchio, nel tempo.

È una donna coraggiosa, una ribelle che detesta le convenzioni, una francese povera che sfida il destino. Ha fascino, intelligenza, fantasia, originalità. Cambia la storia della moda con la sua creatività, il gusto, gli occhi che vedono lontano, la capacità di liberare l’altra metà del mondo da mille costrizioni negli abiti e nella vita. Una donna fiera, orgogliosa: da ragazza del popolo a piccola modista dal profilo di duchessa, ad arbitro assoluto dello chic più esclusivo.

Gabrielle Chanel, per tutti Coco, nasce nel 1883 nell’ospizio dei poveri di Saumur. Ha il mondo contro e lo affronta. Supera ogni ostacolo. Ama il lavoro, ha talento, si applica alla moda, la semplifica, la reinventa. Sottolinea la personalità della donna, ne esalta la femminilità, la vuole elegante e raffinata, ma anche moderna, sobria, a suo agio. Seduttrice precoce, ne cattura le emozioni, ne prende l’anima.


Fa di Parigi il suo palcoscenico. Diventa la numero uno. Siamo negli anni Venti, la guerra è archiviata. Coco ha la Maison, denaro, successo, uomini, amicizie eccellenti: Diaghilev, Misia Sert, Cocteau, Stravinsky. Ha tanti amori, nessun matrimonio. È la scelta della donna che dice: «Costruisco un impero ma non ho bisogno degli uomini: per me sono solo degli accessori». Ama il granduca Dimitri Pavlovic di russa e il duca di Westminster ma non è la donna di nessuno, nemmeno dell’amatissimo Boy Capel. Si trasferisce al Ritz e ne fa la propria casa. Spazia dagli abiti ai gioielli, ai profumi. Nasce il n. 5, una sua creatura che non morirà.

La sua è una straordinaria success story, ma la Seconda guerra mondiale potrebbe affondarla. Coco, invece, resiste ai tempi e si rilancia. Ritrova tocco, gusto, amore per i dettagli, vede il suo stile scendere nelle strade, copiato nei grandi magazzini o dalle sartine della porta accanto. Il "tout Paris" la cerca e la esalta ma il suo carattere aspro, duro, esigente, l’irritabilità da autentica diva le chiudono lo spazio alla vera intimità. E allora torna nei cimiteri a parlare con i morti, come faceva da bambina, quando la trovavano a "giocare" sulle tombe perché non si sentiva amata dai vivi.

Passano gli anni e Coco perde in freschezza e guadagna in fascino. Seduce uomini, donne, Parigi, il mondo. Ma respinge per paura di essere respinta, lascia prima per non avvertire il dolore del distacco. «Non ho nessun rimpianto – dice – se non di quello che non ho potuto fare». Le sue regole di vita l’accompagnano fino alla fine. Come l’irripetuto e irripetibile n. 5. Muore sola, al Ritz, il 3 gennaio 1971, una domenica, il giorno più triste per chi ha scavato un fossato fra sé e il mondo.«’ così che si muore» sono le sue parole d’addio. Una lezione di stile, fino all’ultimo respiro. Le style c’est tout, e la vita è una favola da confezionare con mani di fata. È sepolta a Losanna sotto cinque teste di leone (il suo numero e il suo segno) scolpite nel marmo. Finalmente la pace i in mezzo ai suoi morti.

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9 thoughts on “Chanel – Una vita da favola

  1. Un bell\’omaggio ad una donna fuori dal comune ….e guardo sorridendo la boccetta di chanel n. 5 per le occasioni … importanti ;-)un bacio cara ….elisa

  2. Bello il tuo omaggio ad una donna di classe al quale vorrei, però, aggiungere, visto che l\’hai ricordata in apertura,anche un omaggio a Marilyn, una donna infelice travolta dalle vicessitudini non sempre limpide della sua vita e dell\’ambiente, anche politico, che l\’ha usata indegnamente lasciandola poi nella sua tragica solitudine. Spesso è il prezzo che molte donne pagano illudendosi di essere amate e rispettate.Ciao, buona serata. Un saluto cordiaslissimo ed jun abbtraccio. Buon WE.

  3. è nata nel silenzio ed è uscita dalla stessa porta lasciando un impronta indelebile di alta classe ciao luciana buona serata

  4. Quando le donne fanno le imprenditrici senza avere alle spalle una famiglia ricca che ne ha favorito la scalata al successo allora si diventa eterne e divine come Coco: capito Emma M.?

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