Una sera al Museo….e non solo

Se vi trovate a passare dalla mia città, Torino, e siete appassionati di automobili, non fatevi mancare una visita al Nuovo Salone dell’Automobile di Torino “Carlo Biscaretti di Ruffia”, nato nel 1960 e, dal 2005, soggetto a lavori di restauro.

La riapertura rientra nei progetti di rinnovamento della città in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia ed ha aperto di nuovo le porte al pubblico il 20 Marzo 2011.

Dopo 5 anni di lavori di ristrutturazione, finalmente sarà di nuovo possibile visitare nuovamente questi ambienti super tecnologici e curati nei minimi particolari.

Uno spazio interamente dedicato all’automobile, uno dei simboli della città di Torino.

E’ stato inaugurato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il 19 marzo.

Ed è stato realizzato da uno scenografo franco-svizzero, Francois Confino, lo stesso che a Torino ha allestito il museo del cinema.

Il salone racconta la storia e l’evoluzione dell’automobile fino ai tempi nostri, la trasformazione da mezzo di trasporto a oggetto di culto, dalle origini fino all’evoluzione contemporanea. Questo attraverso un’ esposizione con spettacolari scenari che mi hanno lasciato a bocca aperta.

Quali macchine si possono vedere nel museo?

Sono davvero innumerevoli, facciamo alcuni nomi: Abarth 2004 Coupè Alemanno, Acma modello Vespa, Brixia Zust Modello 10Hp, diversi modelli di Rolls Royce, Lancia Flaminia presidenziale, Maserati Mexico, Ferrari 208 Gt Turbo e tante altre.

I percorsi sono ricchi di automobili e di spiegazioni e rendono piacevole la visita anche a tutta la famiglia.

Un paio di curiosità………….

La Temperino era una fabbrica di vetturette a due posti, fondata a Torino nel 1919 dai fratelli Maurizio, Giacomo e Carlo Temperino.

La Ford “T” è una delle automobili più famose della storia. Prodotta tra il 1908 e il 1927 in 15 milioni di autovetture, è considerata il capolavoro di Henry Ford, che aveva voluto una vettura semplice, economica, da costruire in grande serie e da vendere a basso prezzo.
Dopo la piacevolissima visita, una cena in un ristorante veramente particolare…………

Il Ristorante “La Badessa”  situato nello storico Palazzo Coardi di Carpeneto, nella centralissima Piazza Carlo Emanuele II, detta Carlina dai torinesi, e dominata dal monumento di Cavour, si ispira al personaggio di una nobile badessa divenuta famosa nell’800 per la sua bravura in cucina.
 In questo posto si respira l’atmosfera e i profumi di una cucina semplice e dimenticata, dove aleggia ancora la presenza della Badessa… Le antiche sale, sono arredate con mobili antichi, dipinti e sculture lignee di famosi Maestri del Rinascimento, sparsi un po’ ovunque collezioni provenienti da antichi Monasteri.

Bellissimo ristorante per una serata d’effetto! molto chic e in, con piatti cucinate in maniera perfetta.

Ed uno sguardo alla Mole, elegantissima nel suo nuovo abito per i 150 anni……….

 

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14 thoughts on “Una sera al Museo….e non solo

  1. Ciao Luciana, molto interessante la nuova ristrutturazione del Museo dell’Automobile. Come appassionato d’auto, visitai il museo molti anni fa, già allora la collezione d’auto, m’affascino molto. E’ unica nel suo genere, visitabile proprio da tutti.
    Del ristorante “La Badessa”, mi ha parlato qualche giorno fa un amico, decantando questi profumi di un tempo, da provare.
    Poi la chicca, la tua foto della Mole Antoneliana, simbolo della nostra Torino è stupenda.
    Ciao, buon week. 😉

    Ogni buona automobile dovrebbe durare quanto un buon orologio. “Henry Ford”

  2. non so se riesco davvero, ma stiamo programmando un we a maggio per visitare la tua bella città. Nel caso appunterò i tanti suggerimenti che ci stai regalando nel tuo blog anche se una città come Torino meriterebbe di certo una visita ben più lunga di un solo fine settimana.

  3. ciao, molto interessante questo museo, a me piace guardare le auto d’epoca, se capito da quelle parti, sicuramente non mi farò sfuggire l’occasione di visitarlo.
    Ti auguro un buon fine settimana, con amicizia, Vito

  4. Sarebbe sicuramente un bel viaggio nel tempo e anche una visita ad una città che penso abbia molto da offrire, oltre al salone dell’automobile
    Ciao, buona nuova settimana
    Pat

  5. Ciao cara Luciana, i tuoi post sono sempre molto caratteristici, sicuro indice di una persona che ama la propria città e si impegna per mostrare agli altri il meglio che questa offre.
    Penso che, al di la del piacere di vedere questa rassegna d’auto, che ingolosirà certo gli appassionati, cosa che io non sono, sia un modo originale ed interessante per tutti di leggere una bella porzione della nostra storia del precedente secolo.
    Il finale in gloria, poi, non credo che abbisogni di passioni particolari, nessuno potrebbe sfuggire dall’attrazione di quel ristorante.
    Un abbraccio grande e l’augurio di un buon inizio di settimana!

  6. Ma che bello!
    Sono andata al museo dell’automobile anni fa e devo dire che era già bellissimo ma non attirava molto l’attenzione. Le macchine erano una accanto all’altra come in una concessionaria e ogni tanto avevano predisposto un cartello che raccontava la storia di una di quelle bellissime auto o l’evoluzione dell’auto nel mondo moderno ecc….
    Ci sono tornata anche io la scorsa settimana ed è stato bellissimo! E’ davvero fantastico, per nulla noioso, anzi! Molto interessante!
    Le auto sono immerse in una scenografia suggestiva e sono calate nel mondo dove hanno davvero “vissuto”, del quale hanno fatto parte. L’auto della pace che hai fotografato è solo una fra le tante!
    Lo consiglio vivamente a chiunque, anche a coloro che non sono appassionati del mondo automobilistico!

  7. O santi Numi!!!
    io ero rimasta alle uova!!!
    invece vedo che sei andata avanti!!!
    eppure ti ho sottoscritto…
    Vedo che anche nella tua vita non ti fai mancare niente , dagli amici svelati nemici, alla salute, alla lettura alla commozione di un gesto gentilissimo e carico d’affetto VERO.
    Eh mia cara quella parolina ci stava davvero bene…in quale altro modo avresti reso bene l’idea??? Io ogni tanto dico ” vai in cuffia!” ma non rende così bene…
    Mi auguro che la tua salute sia in netta ripresa e sempre in salita….questo è fondamentale…il resto si risolve.
    E noto che sei una divoratrice di libri…
    da un pò ho finoto di leggere il dolore perfetto….è un libro pergetto…e resta come sempre nella mia borsa per qualche tempo…un abitudine che ho preso da tanti anni quando non riesco a staccarmi da qualcosa che mi dà quella sensazione di Pieno.

    un bacio cara bella donna…
    vento

  8. Ciao, perdona l’intrusione senza invito, ho visto le belle immagini della bellissima Torino, città in cui ho abitato per una ventina di anni, prima di trasferirmi nel più profondo Nord/Ovest, ormai sono quasi sette lustri che manco e che mi limito ad una visitina veloce veloce una volta all’anno, ma nei miei ricordi più belli c’è sempre una piazza, quella che mi vide ancor fanciullo, mi riferisco a Piazza Benefica nel rione Cit Turin.

    Credo che la maggior parte di noi abbia vissuto attimi significativi ed importanti della propria vita seduto spaparanzato su di una panchina, magari nella solita piazza, magari con i soliti amici o anche magari da solo a guardar lontano, con lo sguardo fisso verso un futuro che sapeva tanto di sogno.

    La solita panchina quattro assi ricurve quasi sempre pitturata di verde, mi ritornano in mente momenti in cui ai bambini per molti motivi veniva concesso di essere solamente bambini, di ritrovarsi in assembramenti rumorosi ma traboccanti di ingenuità, di voglia di vivere e di sognare, insomma di vita, nella Torino dei primi anni 60 (quelli veramente meravigliosi) ogni rione aveva una piazza, generalmente grande, dove un paio di volte la settimana il mercato riuniva le genti per appagare i propri bisogni, ma per tutto il resto del tempo apparteneva unicamente alle persone, all’epoca si usciva di casa, poca attrazione aveva la televisione, ed allora la passeggiata sotto le fresche frasche dei platani era un’abitudine consolidata, ogni tanto un gelato comprato al solito chiosco allietava il gusto ed il palato, cosa volere di più, uno spazio che consentiva di ritrovarsi tre stagioni su quattro, dalla primavera all’autunno, quante amicizie sono nate in quello spazio di per se così vuoto, qualche aiuola malcurata, una fontana centrale mai pulita, una piazza contornata unicamente da una serie (allora pareva quasi infinita) di panchine di legno, quelle panchine servivano da ritrovo, per riposarsi tra una partitella al pallone (seppur vietata) ed un rincorrersi tra amici.

    Credo che la piazza e le sue panchine siano presenti nei ricordi di tutti, a ripensarci mi rivedo ragazzo seduto sullo schienale della solita panchina, con i soliti amici a raccontarci le solite cose, un modo poco dispendioso di ammazzare il tempo, luogo ideale per raccontarsi e per osservare il mondo che proprio lì attorno compiva il suo eterno girare, quanta fantasia forse sprecata e svenduta, quante parole sagge, quante parole senza senso, quante parole, quasi quante le sigarette condivise e gettate con un gesto repentino dopo l’ultima boccata avidamente respirata prima di arrivare al filtro, da quella panchina complice l’età vedevamo il mondo enorme, tutto era grande, proprio come nella mia memoria quella piazza piena di alberi e panchine.

    A ricordo delle panchine di Piazza Benefica nel rione “Cit Turin” che supportarono così tanto vivere.

    Alanford50

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